Nei giorni scorsi una famiglia residente nella frazione di San Casciano ha vissuto una brutta sorpresa gastronomica. Il capostipite, un uomo di ottantun anni, sua moglie – ultra ottantenna – e la loro nipote hanno consumato dei funghi raccolti nel bosco, credendo di aver trovato l’ovolo buono, una prelibatezza molto apprezzata in cucina.
Il pasto, apparentemente innocuo, si è trasformato in un’emergenza medica: tutti e tre i soggetti hanno manifestato sintomi di grave intossicazione entro poche ore. L’ambulanza li ha trasportati all’ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri, a Bagno a Ripoli, dove sono stati ricoverati in terapia intensiva e ricevono ancora le cure necessarie.
Il caso concreto di avvelenamento nella frazione di San Casciano
Le indagini hanno rapidamente identificato la causa scatenante: la famiglia ha ingerito Amanita Phalloides, comunemente detta tignosa verdognola, scambiandola per Amanita Caesarea, nota come ovolo buono. La somiglianza visiva è infatti ingannevole, soprattutto quando il fungo è ancora chiuso, come hanno erroneamente presunto i tre commensali.
Le prime manifestazioni cliniche sono state nausea, vomito e forte dolore addominale, sintomi tipici dell’avvelenamento da amatossine. I medici dell’ASL Toscana Centro hanno avviato immediatamente terapie di supporto, inclusi fluidi endovenosi, farmaci antiemetici e monitoraggio della funzionalità epatica, poiché l’Amanita Phalloides è responsabile di oltre il 90% dei decessi per avvelenamento fungino in Italia.
Riconoscere l’Amanita Phalloides e le misure preventive
Secondo la Fondazione Una, l’Amanita Phalloides è uno dei quattro funghi mortali presenti sul territorio nazionale, insieme a verna, virosa e porrinensis. Allo stadio di ovolo appare come un “uovo” allungato, con la parte basale più ampia; al taglio si notano toni biancastri o verdognoli, mai giallo-arancioni, a differenza dell’Amanita Caesarea che presenta venature giallo-aranciate.
In Italia è vietata la raccolta e la vendita dell’Amanita Caesarea allo stadio di ovolo chiuso, per ridurre il rischio di scambio con specie letali e per tutelare la riproduzione naturale del fungo. La normativa è strengente: chi viene sorpreso a commercializzare o raccogliere tali esemplari può essere sanzionato.
Per chi desidera comunque avventurarsi nella ricerca dei funghi, la ASL Toscana Centro mette a disposizione sportelli micologici gratuiti. Gli esperti offrono consulenza per identificare correttamente le specie raccolte, indicano le caratteristiche morfologiche da osservare e segnalano le misure di sicurezza da adottare prima di qualsiasi consumo. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito istituzionale.



