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Firenze, neonato perde la vita: ospedale Careggi condannato per macchinario non adeguato

A Firenze, un neonato è deceduto due giorni dopo la nascita a causa di un macchinario obsoleto che non ha rilevato correttamente il suo battito cardiaco. L'ospedale Careggi è stato condannato a risarcire i genitori con oltre mezzo milione di euro.

Firenze, neonato perde la vita: ospedale Careggi condannato per macchinario non adeguato

Una tragedia che avrebbe potuto essere evitata. A Firenze, un neonato è morto dopo sole 48 ore dalla nascita a causa di un macchinario obsoleto che non ha rilevato correttamente il suo battito cardiaco. L’ospedale Careggi è stato condannato a risarcire i genitori con una somma superiore al mezzo milione di euro, una sentenza che solleva importanti questioni sulla sicurezza e l’adeguatezza delle strutture sanitarie.

Il dramma si è consumato durante il travaglio, quando il cardiotocografo in uso ha registrato solo il battito della madre, ignorando quello del feto in difficoltà. Questo errore ha impedito un intervento tempestivo che avrebbe potuto salvare la vita del bambino. La sentenza del Tribunale di Firenze ha stabilito che l’ospedale non ha adottato le misure necessarie per garantire un monitoraggio accurato delle condizioni del feto.

L’importanza del monitoraggio fetale

Al centro della vicenda c’è il mancato utilizzo di un cardiotocografo dotato di doppio trasduttore uno strumento in grado di distinguere contemporaneamente il battito cardiaco della madre da quello del feto. Secondo gli esperti, l’uso di questa apparecchiatura moderna avrebbe permesso di identificare tempestivamente l’ipossia neonatale e procedere con un parto cesareo che avrebbe potuto salvare il bambino.

Le linee guida del ministero, già disponibili nel 2017, raccomandavano l’uso di apparecchiature capaci di garantire un controllo più accurato delle condizioni cardiache di madre e feto. Il Tribunale ha sottolineato come l’ospedale avrebbe dovuto adottare una condotta organizzativa e tecnologica adeguata alle conoscenze scientifiche disponibili, valutando l’adozione della tecnologia alla luce delle migliori evidenze scientifiche.

La responsabilità dell’ospedale

La sentenza ha evidenziato come l’ospedale Careggi, nonostante le sue dimensioni e il ruolo di riferimento nel panorama sanitario nazionale, non abbia garantito un’adeguata formazione del personale nel riconoscere gli artefatti che potevano comparire durante il monitoraggio. Inoltre, non sono stati predisposti protocolli alternativi per compensare l’assenza del doppio trasduttore, come ad esempio il monitoraggio manuale e continuativo del polso materno.

Il giudice ha ritenuto che l’adeguamento degli standard tecnologici rientra nella diligenza qualificata richiesta a una struttura sanitaria, una valutazione che non può limitarsi al costo economico dell’apparecchiatura, ma deve considerare anche le conseguenze derivanti dalla mancata individuazione di condizioni patologiche.

Il risarcimento ai genitori

Il Tribunale ha riconosciuto ai genitori un risarcimento complessivo superiore al mezzo milione di euro, con un importo inferiore riconosciuto al padre rispetto alla madre. Il giudice ha ritenuto ragionevole presumere una sofferenza maggiore per la donna, che aveva portato il figlio in grembo fino al momento della nascita.

Questa tragedia solleva importanti interrogativi sulla sicurezza delle strutture sanitarie e sulla necessità di aggiornare le apparecchiature mediche per garantire la salute dei pazienti. La condanna dell’ospedale Careggi rappresenta un monito per tutte le strutture sanitarie a investire in tecnologie moderne e a garantire un’adeguata formazione del personale.

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