Kenta Suzuki, nato 43 anni fa ad Atami nella prefettura di Shizuoka, è diventato un ponte tra Italia e Giappone. Arrivato nel nostro Paese a soli 16 anni, ha trasformato la sua passione per la cultura giapponese in un progetto di divulgazione che coinvolge migliaia di persone.
Oggi, con base a Roma, Kenta viaggia in tutta Italia per raccontare il Giappone attraverso i suoi canali social, eventi pubblici, conferenze e viaggi culturali. Il suo obiettivo è semplice: andare oltre gli stereotipi e mostrare il Giappone come un modo diverso di vedere il mondo.
Un percorso di vita e di scoperta
La scelta di Kenta di diventare un divulgatore culturale non è stata immediata. Arrivato in Italia per motivi familiari, ha iniziato a lavorare come interprete, un mestiere che lo ha portato a vivere tra due culture diverse. Con il tempo, si è reso conto che molte persone in Italia amavano il Giappone, ma spesso lo conoscevano solo attraverso immagini parziali: manga, anime, sushi, tecnologia, samurai e geisha.
Due eventi cruciali hanno segnato la sua decisione di dedicarsi alla divulgazione culturale. Il primo è stato un periodo difficile della sua vita, legato a due arresti cardiaci che lo hanno portato a interrogarsi sul senso della vita e sul suo ikigai la ragione per cui svegliarsi ogni mattina. Il secondo è stato il lockdown, durante il quale i suoi contenuti hanno iniziato a raggiungere sempre più persone.
La cultura giapponese come specchio
Kenta Suzuki non si limita a promuovere il Giappone in senso turistico o pubblicitario. Il suo approccio è diverso: cerca di offrire uno sguardo giapponese attraverso cui osservare il Paese. Non si tratta di idealizzare il Giappone, ma di spiegare il contesto dietro ai gesti, alle parole, alle tradizioni e ai modi di pensare.
Per esempio, perché in Giappone si dà tanta importanza all’armonia del gruppo? Perché si tende a non disturbare gli altri? Perché il rispetto passa spesso anche dalla forma, dai dettagli, dal modo in cui si parla o ci si comporta? Kenta cerca di rispondere a queste domande, spiegando da quale visione del mondo nascono questi comportamenti e queste dinamiche.
Tradizioni, storia e filosofia
Attraverso i suoi social, eventi, conferenze e viaggi culturali, Kenta racconta tradizioni, storia, filosofia, società contemporanea, estetica, artigianato, cibo, relazioni sociali e modi di pensare giapponesi. Il suo lavoro non si limita a descrivere cosa fanno i giapponesi, ma cerca di spiegare come vedono il mondo: la loro sensibilità, il loro modo di vivere le relazioni, la natura, il rispetto, il gruppo, il silenzio, la bellezza.
Differenze e punti di contatto tra Italia e Giappone
Una delle principali differenze tra Italia e Giappone è il rapporto tra individuo e gruppo. In Italia l’espressione individuale è molto importante: dire ciò che si pensa, mostrare le emozioni, affermare la propria personalità. In Giappone, invece, spesso si dà più peso al contesto, alla relazione, all’equilibrio del gruppo e al non creare disagio agli altri.
Anche la comunicazione è diversa. In Italia si tende a esprimere in modo più esplicito. In Giappone, invece, il non detto, il tono, il silenzio e la situazione hanno spesso un peso molto grande. Tuttavia, Kenta crede che le differenze riguardino soprattutto i modi attraverso cui si esprimono la cultura, l’amore, l’affetto e il rispetto. Le forme cambiano, ma alcune essenze sono molto simili.
Italia e Giappone condividono un forte senso dell’umanità, della tradizione, dell’artigianato, del cibo, della bellezza e della memoria. Entrambi hanno un rapporto profondo con il territorio e con le differenze locali. Da questo punto di vista, secondo Kenta, italiani e giapponesi possono capirsi molto più di quanto sembri.
L’Italia vista da un giapponese
Kenta Suzuki apprezza molto il calore umano degli italiani. In Italia ha imparato l’importanza della parola, del confronto, della convivialità e della capacità di creare relazione anche in modo spontaneo. Apprezza anche il rapporto degli italiani con la bellezza, che spesso è presente nelle strade, nelle piazze, nei paesi, nel modo di mangiare, di parlare, di vivere.
Tuttavia, c’è una cosa che gli dispiace del nostro Paese: gli italiani a volte sembrano non rendersi conto fino in fondo del valore immenso del proprio Paese. L’Italia ha una ricchezza culturale, storica, artistica, artigianale, gastronomica e umana straordinaria, e anche una biodiversità unica al mondo. Eppure, spesso, tutto questo viene dato per scontato.
Tre parole per descrivere la cultura giapponese
Se dovesse descrivere in tre parole la cultura del Giappone, Kenta userebbe armoniakaizen e rispetto.
Armonia perché in Giappone il rapporto con gli altri e con il contesto è fondamentale. Non a caso, l’idea di armonia è presente già nel celebre principio wa wo motte tōtoshi to nasu spesso tradotto come l’armonia è da considerarsi preziosa attribuito alla Costituzione dei 17 articoli del 604.
Kaizen che significa cambiare in meglio o miglioramento continuo. È un concetto conosciuto in tutto il mondo, soprattutto in ambito aziendale, ma che racconta anche una sensibilità molto giapponese: l’idea che ogni cosa possa essere migliorata poco alla volta, con disciplina, attenzione ai dettagli e umiltà.
Rispetto perché per comprendere la cultura giapponese è fondamentale considerare anche la visione antica del mondo dei giapponesi, legata allo shintoismo. In questa visione, la natura non è qualcosa da dominare, ma qualcosa di immenso davanti a cui l’uomo deve riconoscere il proprio limite.



