Il Cimitero militare germanico del Passo della Futa luogo simbolo della memoria della Seconda Guerra Mondiale è al centro di una vivace discussione. La recente decisione di vietare le rappresentazioni teatrali della compagnia Archivio Zeta ha suscitato molte reazioni. Tra queste, spicca la lettera aperta di Marco Menicatti preside dell’IIS Giotto Ulivi di Borgo San Lorenzo che invita al dialogo e alla riflessione.
Una collaborazione ventennale interrotta
Da 23 anniArchivio Zeta e il Cimitero militare germanico collaborano per portare in scena spettacoli teatrali che riflettono sul dramma della natura umana e sugli orrori delle guerre. Ogni anno, migliaia di spettatori visitano il cimitero per assistere a queste rappresentazioni, che trovano nel luogo stesso un potente contesto simbolico.
La decisione di vietare gli spettacoli è stata presa dalla Volksbund Deutsche Kriegsgraeberfuersorge l’associazione tedesca responsabile della cura delle tombe di guerra. La motivazione ufficiale parla di dipendenti del cimitero e familiari dei caduti che ritengono inconcepibile l’uso del cimitero come spazio per spettacoli teatrali, considerandolo un luogo deputato unicamente al silenzio.
Le motivazioni ufficiali e le critiche
Marco Menicatti, nella sua lettera, esprime perplessità riguardo a questa motivazione. Sottolinea come gli scopi della Volksbund riportati nel suo statuto, siano perfettamente in linea con le attività teatrali di Archivio Zeta. Tra questi scopi, infatti, ci sono la promozione della memoria delle vittime della guerra, la tolleranza culturale, l’educazione e la promozione dell’arte e della cultura.
Menicatti critica anche le dichiarazioni dei politici locali, che sembrano polarizzarsi tra chi appoggia il divieto e chi sostiene incondizionatamente Archivio Zeta. Secondo lui, la questione merita un approfondimento e una soluzione condivisa, che possa ridare senso alla rappresentazione teatrale in un luogo così simbolico.
Un appello al dialogo e alla mediazione
Menicatti invita le parti coinvolte a mettersi intorno a un tavolo per trovare una soluzione. Sottolinea che, se il problema è legato a questioni organizzative o comportamentali, è possibile trovare nuove regole che possano garantire il rispetto del luogo e la continuità degli spettacoli.
Inoltre, Menicatti si offre come mediatore apartitico, sperando che il divieto non sia stato innescato da qualche seminatore di odio nazionalistico. Un’eventualità che, secondo lui, sarebbe un gran problema per la libertà di tutti.
La lettera si conclude con un appello alla riflessione e alla ricerca di una soluzione che possa valorizzare il Cimitero militare germanico come luogo di memoria e di cultura, rispettando al contempo il suo sacro silenzio.



