9 Giugno 2026 ☀ 28°

Marco Rèa a Firenze: viaggio nella sottrazione dell’immagine pubblicitaria

La mostra Silence is alla Street Levels Gallery di Firenze mette a fuoco la pratica di Marco Rèa: una ricerca tra street art, illustrazione di moda e rielaborazione di materiale pubblicitario.

Marco Rèa a Firenze: viaggio nella sottrazione dell’immagine pubblicitaria

La Street Levels Gallery di Firenze ospita Silence is, la mostra personale che raccoglie il lavoro più recente di Marco Rèa. L’evento, visitabile dal 12 giugno fino alla fine di settembre 2026, presenta un corpus di circa cinquanta opere realizzate tra il 2013 e il 2026 e offre una panoramica sulle trasformazioni di una pratica artistica che dialoga con il linguaggio urbano e la comunicazione commerciale. In questa sede curatoriale, accompagnata da un testo critico di Federica Schneck, emerge con chiarezza un principio ricorrente: l’intervento per sottrazione.

Il percorso mette a confronto tele, lavori su carta, manifesti pubblicitari rielaborati, stencil e serigrafie, chiudendosi con le prime due sculture mai realizzate dall’artista, prodotte appositamente per l’occasione. La mostra si colloca all’interno del programma della galleria, impegnata nell’indagine delle evoluzioni dell’arte urbana e del rapporto tra pratica pubblica e spazi espositivi. Qui la superficie dell’immagine diventa campo d’azione: ciò che viene tolto è tanto importante quanto ciò che resta.

Il progetto espositivo e la selezione delle opere

Il progetto curatoriale dispone le opere seguendo un criterio che mescola ordine cronologico e atmosfere tematiche, permettendo al visitatore di leggere le tappe di una ricerca pluriennale. Sono presentate opere datate dal 2013 al 2026, ciascuna scelta per evidenziare una fase o una svolta stilistica: dai lavori più vicini al graffitismo urbano alle rielaborazioni sul materiale pubblicitario, fino alle nuove sperimentazioni tridimensionali. In questa sezione è evidente la volontà di mettere a confronto supporti diversi — carta, tela, manifesti — per mostrare come il gesto di Rèa trasformi continuamente la stessa matrice visiva.

Tecnica e materiali

La pratica di Rèa si fonda su un uso sperimentale dei materiali: spray, solventi, abrasioni e stencil al positivo sono impiegati per praticare una vera e propria sottrazione di materia. Il risultato non è un’aggiunta pittorica ma una rimozione che lascia emergere frammenti, linee e sguardi. In molti pezzi è possibile riconoscere l’origine pubblicitaria delle immagini: volti levigati e corpi modellati dal fashion system diventano superfici vulnerabili, segni di fragilità e tensione emozionale. L’operazione è vicina a una diagnostica dell’immagine: non si costruisce da zero, si dissseca e si mette in luce ciò che resta.

Lo stencil al positivo e la pratica della cancellazione

Lo stencil positivo rappresenta una tecnica centrale: invece di coprire, l’artista sottrae, creando vuoti e residui che fungono da traccia. L’azione su manifesti e riviste di moda trasforma la pubblicità in materiale tattile e poetico, dove l’autopsia del glamour diventa una lente critica sulla perfezione mediatica. Questi gesti ripetuti producono superfici stratificate, come se la storia di ogni immagine emergesse per sottrazione successiva, rivelando contrasti tra bellezza costruita e vulnerabilità soggiacente.

Temi e sviluppo cronologico della ricerca

Il percorso espositivo mette in luce una progressione tematica: le sale iniziali ospitano opere dominate dal nero urbano, dove il spray e i toni densi lasciano affiorare dettagli parziali; nella sezione centrale emergono lavori prodotti durante la pandemia, che segnano uno spostamento di linguaggio; infine le opere più recenti introducono nuovamente il colore come ulteriore livello di stratificazione. Questi passaggi mostrano non solo un’evoluzione stilistica ma anche una risposta emotiva agli eventi collettivi e personali.

Il periodo della pandemia

Durante la fase pandemica l’artista ha modificato il suo lessico visivo: il nero cede il passo a bianchi corrosivi ottenuti con solventi, e il gesto si trasforma in una scrittura non-figurativa. Qui compare una sorta di scrittura asemantica, linee e segni che evocano alfabeti senza parole, come tracce di un’esperienza di isolamento condiviso. Questa fase mette in evidenza la capacità di Rèa di tradurre condizioni collettive in nuove invenzioni formali, dove la cancellazione assume anche valore di memoria e testimonianza.

L’artista, le collaborazioni e il contesto

Marco Rèa, nato a Roma nel 1975, ha costruito una carriera ibrida che attraversa street art, comunicazione pubblicitaria e illustrazione di moda. Ha collaborato con marchi internazionali come Fendi, Disney/Marvel e Universal Pictures, e le sue immagini sono apparse su testate come Vogue Italia, Harper’s Bazaar e Juxtapoz. La mostra alla Street Levels Gallery assume così anche il ruolo di bilancio pubblico: un’occasione per vedere come un percorso professionale contaminato da mondi diversi si traduca in una coerenza poetica inedita.

A completare l’esperienza espositiva sono le due sculture inedite, prime esplorazioni tridimensionali di un linguaggio nato sulla carta e sulla tela. Questi pezzi finali trasferiscono nello spazio la tensione tra costruzione e cancellazione che attraversa tutta la mostra, offrendo al visitatore un punto d’arrivo fisico e simbolico. Silence is propone quindi non solo opere singole, ma un racconto complessivo della capacità di trasformare l’immagine pubblicitaria in materia vulnerabile e significativa.

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