Il futuro della Nuova pista dell’aeroporto di Firenze è al centro di un acceso confronto tra amministrazioni locali e rappresentanti del mondo imprenditoriale. La data dell’udienza, fissata per il 22 ottobre segna il culmine di una serie di ricorsi presentati da diversi soggetti: da un lato i sindaci dei comuni della Piana, dall’altro un consorzio di imprese e istituzioni culturali che chiedono di superare gli ostacoli giudiziari.
Il fronte no-aeroporto si raduna a Campi Bisenzio
L’incontro, tenutosi al Circolo Rinascita di Campi bisenzio, ha riunito i primi tre sindaci che storicamente si oppongono al potenziamento di PeretolaDamiano Sforzi (Sesto Fiorentino), Giuseppe Carovani (Calenzano) e Andrea Tagliaferri (Campi Bisenzio). La serata, organizzata da Campi a Sinistra, è stata seguita da consigli regionali Lorenzo Falchi e Luca Rossi Romanelli, nonché da rappresentanti dell’Università di Firenze e da numerose associazioni ambientaliste.
Le ragioni dell’opposizione
I tre amministratori hanno rimarcato che il progetto, secondo loro, serve principalmente al turismo e non alle imprese locali. Hanno evidenziato criticità idrauliche nella Piana, il mancato rispetto delle prescrizioni della rete Natura 2000 e la sostituzione di un parere tecnico europeo con una semplice informativa. Per loro, la soluzione più sostenibile è depotenziare l’aeroporto attuale e migliorare i collegamenti rapidi con lo scalo di Pisa, evitando così ulteriori impatti ambientali.
Durante il dibattito, Sforzi ha ammesso di volare ancora da Peretola ma ha dichiarato di essere disposto a utilizzare l’aeroporto di Pisa se il collegamento fosse veloce. Carovani ha citato esempi europei, come Berlino, dove aeroporti urbani sono stati chiusi per insostenibilità. Tagliaferri ha sottolineato che le imprese non hanno richiesto l’ampliamento, ma piuttosto il completamento di infrastrutture stradali locali.
Il gruppo ha precisato che, in caso di sconfitta davanti al Tar non escluderà di portare la questione al Consiglio di Stato e, se necessario, di sedersi a un tavolo di discussione politica, grazie al nuovo assetto di maggioranza regionale.
Il gruppo dei sostenitori dell’ampliamento spinge al via dei lavori
Parallelamente, tredici realtà economiche e culturali hanno presentato atti di opponendum per chiedere il rigetto dei ricorsi e sbloccare l’iter burocratico. Tra gli attori più rilevanti figurano la Camera di Commercio di Firenze guidata da Massimo Manetti Confindustria Toscana Centro e Costa, CNA, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Firenze Fiera, Pitti Immagine, la Fondazione del Maggio Musicale Fiorentino, la Fondazione Palazzo Strozzi, Teatro Tenda, Autogrill e Dufrital.
Il costo del non fare
Manetti ha citato lo studio di Unioncamere Toscana, che stima il costo del non fare a 2,979 miliardi di euro in 25 anni, ossia quasi tre miliardi di perdite economiche per il territorio. Lo stesso documento indica che per ogni euro investito nella nuova pista il ritorno sarebbe superiore a quattro euro, grazie a un aumento della capacità turistica, dei collegamenti logistici e dell’attrattività internazionale.
Gli imprenditori puntano su una timeline ambiziosa: una volta superata la decisione del 22 ottobre, la fase esecutiva dovrebbe avviarsi entro l’estate 2027. Entro fine mese è previsto il deposito di un documento informativo per l’UE (Iropi) che illustrerà le misure di compensazione ambientale, permettendo di fissare una Conferenza dei Servizi entro novembre e, potenzialmente, una conclusione entro febbraio.
Il sostegno non proviene solo dal settore privato. Anche la Cisl Firenze-Prato, tramite il segretario Fabio Franchi, ha espresso la necessità di un aeroporto più sicuro e capace di gestire i volumi attuali, senza trasformarlo in un hub intercontinentale. La logica è che un’infrastruttura adeguata possa generare nuovi investimenti produttivi e migliorare la qualità dei servizi per i cittadini.



