Da lunedì mattina le stazioni di servizio di Eni e Enilive hanno applicato un price-cap che fissa il prezzo massimo della benzina a 1,99 €/l e del gasolio a 2,19 €/l. L’iniziativa, promossa dal gruppo azero SOCAR-Ip, è stata immediatamente accompagnata da lunghe code a Napoli, Firenze e Roma, dove gli automobilisti hanno affollato le pompe per approfittare dello sconto.
Evoluzione del tetto ai prezzi di Eni e Ip
Il “tetto” è stato attivato in circa 3.800 impianti Eni su una rete nazionale di 20.000 stazioni, corrispondenti al 18,2 % della totalità stradale e al 23,2 % di quella autostradale. Parallelamente, SOCAR-Ip ha esteso il limite di prezzo a centinaia di distributori, raggiungendo complessivamente poco più del 40 % delle pompe italiane. Tuttavia, i dati del Ministero delle Imprese mostrano un impatto contenuto: la media nazionale del prezzo della benzina è scesa da 2,159 € a 2,152 €, ovvero un calo di 0,007 €, mentre il diesel è passato da 2,377 € a 2,369 €, decrescita di 0,008 €. L’effetto è più marcato sulla rete autostradale, dove la benzina ha perso 0,04 € e il gasolio 0,039 € per litro.
Dati di mercato dopo il primo giorno
Le stazioni di via Cristoforo Colombo a Napoli hanno erogato più di 2 000 litri in appena tre ore e mezza, secondo il gestore Maurizio Ferrara. A Firenze, i tre punti vendita di Enilive lungo via Senese hanno registrato una notevole affluenza, mentre una stazione Ip nella stessa via non ha ancora attivato lo sconto. In alcune aree periferiche il carburante si è esaurito già nella mattinata, ma non si è verificato un fenomeno di esaurimento capillare come temuto.
Reazioni di sindacati, associazioni e imprese
La Cisl, rappresentata da Daniela Fumarola, ha accolto favorevolmente gli sconti, ma ha rimarcato che gli accordi volontari coprono “meno di quattro distributori su dieci” e restano soggetti a revisione. La richiesta è di introdurre una normativa stabile che attivi automaticamente un tetto dinamico per tutti gli operatori non appena i prezzi superano le quotazioni di riferimento. Anche FAIB, Confesercenti e Fegica hanno presentato una proposta al Parlamento per un intervento più incisivo.
Assopetroli-Assoenergia, tramite il presidente Andrea Rossetti, ha chiesto di estendere i prezzi calmierati al segmento all’ingrosso, temendo che la misura, limitata alle grandi catene, lascii esclusi settori come agricoltura, pesca, industria e trasporti. Il presidente di Federpetroli, Michele Marsiglia, ha sottolineato che molte “pompe bianche” indipendenti non hanno margini sufficienti per aderire al price-cap, pur riconoscendo un notevole aumento dei volumi di vendite rispetto a una giornata normale.
Prospettive di ampliamento e ruolo di Q8
Il Governo, tramite Palazzo Chigi, sta avviando trattative diplomatiche con il gruppo kuwaitiano che controlla Q8. Fonti vicine al dossier confermano “segnali positivi” dal Kuwait, suggerendo la possibilità che anche Q8 aderisca al tetto dei prezzi. Se ciò avverrà, oltre il 50 % della rete di distribuzione nazionale potrebbe essere soggetto al limite di prezzo. Nel frattempo, i sindacati dei trasporti hanno proclamato uno sciopero di cinque giorni a partire dal 16 ottobre, chiedendo un intervento urgente contro il caro-carburante.
Il Codacons ha salutato i ribassi come un “segnale importante” dopo settimane di aumenti, ma l’Unione Nazionale Consumatori avverte che l’effetto trainante è ancora limitato. La speranza è che, nei prossimi giorni, altre insegne riducano i prezzi e inducano un vero ribasso della media nazionale. Per ora, le code alle pompe sono più un fenomeno locale che una risposta di mercato a vasta scala.



