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Concerti della città di Scandicci: Harmonic Lights al Barbieri

Nove violoncelli, quattro secoli di musica: l'Ensemble Harmonic Lights arriva a Scandicci per un concerto che attraversa le epoche.

Concerti della città di Scandicci: Harmonic Lights al Barbieri

Il prossimo domenica 8 novembre la sala consiliare Orazio Barbieri accoglierà l’Ensemble di violoncelli Harmonic Lights. Inserito nella nuova stagione dei Concerti della Città di Scandicci, l’evento prende vita grazie al Centro Arte Vito Frazzi e promette di far vibrare il pubblico con sonorità che spaziano dal Barocco al tango contemporaneo.

Il concerto del 8 novembre nella sala Orazio Barbieri

Alle ore 11:00, nove giovani musicisti – Benedetta Buzzegoli, Andrea Chlistovskj, Irene Diana, Silvia Di Peco, Pietro Gandolfo, Tommaso Lonardo, Cassandra Niccoli, Lucrezia Vecchio e la fondatrice Alice Gabbiani – prenderanno posto su nove violoncelli, creando una vera e propria orchestra da camera. Il programma, accuratamente scelto, parte dalla Sarabanda della Suite n. 6 di Bach, passa per la Modinha delle Bachianas Brasileiras n. 1 di Villa-Lobos, attraversa il Rondò di Purcell, il Valzer n. 2 di Shostakovich, arriva al celebre Bohemian Rhapsody dei Queen e chiude con il tango di Piazzolla e Gardel. L’insieme è arricchito da Dreams di Silvia Di Peco e da Me without you di Ashe, due brani pensati per voce ed ensemble.

Chi è l’Ensemble Harmonic Lights

L’Ensemble nasce nel maggio 2021 all’interno del progetto “Evoluzioni Musicali”, ideato da Alice Gabbiani nella suggestiva Villa La Querce di Impruneta. Da allora, il gruppo è cresciuto fino a includere giovani violoncellisti di età compresa fra 15 e 23 anni, provenienti sia da percorsi di studio professionale sia da iniziative amatoriali. La formazione è flessibile: i musicisti provengono da diversi conservatori e scuole di musica della Toscana, tra cui la Scuola di Musica di Fiesole.

Un approccio olistico alla musica

Durante i cinque weekend annuali, i partecipanti sperimentano laboratori che combinano teatro, tecnica Alexander, canto, improvvisazione vocale e strumentale, comunicazione non violenta, mindfulness, Dalcroze, danz a e body percussion. Questo modello, definito olistico, mira a sviluppare non solo la capacità tecnica, ma anche la crescita personale e la coesione del gruppo, in un clima privo di competizione.

Il repertorio: un viaggio attraverso quattro secoli

Il programma è concepito come un vero e proprio “tour temporale”. Dopo la Sarabanda di Bach, la Modinha di Villa-Lobos mette in evidenza la fusione tra tradizione classica e influenze brasiliane. Il Rondò di Purcell, reso celebre da Britten, testimonia la continuità dell’eredità barocca, mentre il Valzer n. 2 di Shostakovich richiama l’atmosfera cinematografica di “Eyes Wide Shut”. La mini-opera rock “Bohemian Rhapsody” dei Queen aggiunge un tocco di modernità, per poi concludere con il tango: Oblivion e Libertango di Piazzolla e Por una cabeza di Gardel, chiudendo così il cerchio musicale.

Ogni brano è stato disposto su parti diverse per consentire ai musicisti di sperimentare ruoli vari, trasformando i violoncelli in luci che si intrecciano in armonia. L’inclusione di Dreams di Silvia Di Peco e di Me without you di Ashe arricchisce il programma con voci contemporanee, dimostrando la versatilità dello strumento.

Una presenza consolidata sul territorio toscano

Dal debutto a Impruneta, l’Ensemble ha già calcato i palcoscenici di Prato, Firenze, Viareggio e Arezzo, collaborando con realtà come la Scuola di Musica di Fiesole, il Circolo della Musica “A. Catalani” di Lucca, l’Associazione Corale Euphonius di Prato e l’Associazione Italiana Dislessia di Prato. Inoltre, spettacoli sono stati organizzati nei comuni di Impruneta, Prato, Cantagallo e Montemurlo, consolidando un forte legame con il pubblico locale e dimostrando la capacità del gruppo di adattarsi a contesti diversi.

Il concerto di Scandicci rappresenta il culmine di un percorso di crescita artistica e sociale: nove violoncelli, quattro secoli di repertorio e una filosofia che mette al centro l’ascolto reciproco e la sperimentazione. Il risultato è una performance che, oltre a deliziare gli orecchi, invita a riflettere sul potere della musica di unire generazioni e culture.

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