L’assemblea dell’Unione dei Comuni del Circondario Empolese Valdelsa ha dato il via libera alla mozione intitolata “Diritto di scelta”. Proposta dal Partito comunista italiano (PCI), la misura affronta l’obiezione di coscienza, la sospensione del servizio di leva obbligatorio e il diritto dei giovani di decidere se partecipare a attività che prevedono l’uso di armi. La destra ha espresso un voto contrario, mentre il Partito Democratico (PD) ha sostenuto la proposta, suscitando un acceso confronto interno.
Procedura di presentazione e reazioni dei gruppi parlamentari
La discussione è stata aperta da Susanna Rovai, capogruppo del PCI. Rovai ha sottolineato la differenza temporale tra le due proposte: la mozione del PCI è stata protocollata il 23 luglio, mentre quella firmata dal collega Giorgio Benassi del PD è stata depositata il 23 ottobre, appena una settimana fa. «Provo davvero grande piacere vedendo che il Partito Democratico si è accodato alla nostra iniziativa», ha dichiarato, aggiungendo che più voci promuovono la cultura della pace, meglio è.
Il percorso legislativo dell’obiezione di coscienza in Italia
Rovai ha ricostruito le tappe fondamentali della normativa italiana. Il primo riconoscimento risale alla legge del 1972, nata grazie alle mobilitazioni guidate da Roberto Cicciomessere, che aveva fondato la Lega obiettori di coscienza (LOC). All’epoca, chi chiedeva di non svolgere il servizio militare doveva fornire motivazioni etiche o religiose e superare un colloquio con una commissione; il servizio civile alternativo durava 20 mesi.
Nel 1998 la legge è stata modificata: il servizio civile è stato equiparato a 12 mesi, equivalenti a quelli del servizio militare, e il colloquio con la commissione è stato abolito. Successivamente, la legge 226 del 2004 ha disposto la sospensione delle chiamate per il servizio di leva obbligatorio a partire dal 2005. «In sostanza, avendo sospeso il servizio di leva obbligatorio, è stata depotenziata e di fatto abolita l’obiezione di coscienza», ha spiegato Rovai, pur ricordando che i Comuni continuano a produrre le liste di leva per i giovani che compiono 17 anni.
Esempio pratico: la delibera del Comune di Capaci
Tra i casi citati, il Comune di Capaci (Sicilia) ha approvato, con la delibera di giunta n. 80 del 6 maggio 2026, una misura di obiezione di coscienza preventiva. I ragazzi di 17 anni, accompagnati dai genitori, possono inviare al Comune una dichiarazione di opposizione all’uso delle armi per motivi etici o personali, esprimendo la volontà di servire la Patria in modo disarmato. Le dichiarazioni verranno allegate alle liste annuali trasmesse al Ministero della Difesa.
Rovai ha precisato che tale iniziativa ha valore di sensibilizzazione e non produce effetti giuridici automatici: «Questa dichiarazione sensibilizza i giovani e non ha un valore giuridico ma è fortemente morale». La dichiarazione non impedisce futuri arruolamenti né conferisce lo status di obiettore di coscienza.
Il caso della sfilata del 2 giugno a Roma e la questione del porto di Ravenna
Un episodio emerso durante il dibattito riguarda un gruppo di giovani impegnati nel Servizio civile universale. Durante la sfilata del 2 giugno a Roma, i partecipanti avrebbero rifiutato di marciare al passo militare, sostenendo di non appartenere a un corpo armato. Il Ministero della Difesa avrebbe intimato loro di adeguarsi, minacciando l’esclusione dalla manifestazione.
Un altro punto al centro dell’attenzione è il porto commerciale di Ravenna. La giornalista Linda Maggiori ha richiesto l’accesso ai dati doganali relativi ai movimenti di merci, sospettando trasferimenti di armi verso il fronte ucraino. Dopo il rifiuto dell’Amministrazione, il ricorso al TAR dell’Emilia-Romagna è stato parzialmente accolto; la vicenda è ora pendente davanti al Consiglio di Stato. L’Avvocatura generale dello Stato ha argomentato che l’interesse pubblico non coincide sempre con l’interesse del pubblico, sostenendo che l’Italia sarebbe parte di una “guerra mondiale a pezzi e ibrida” e che il porto di Ravenna avrebbe una rilevanza militare.
Le dichiarazioni dei giovani e la risposta del PCI
Le recenti dichiarazioni di Virginia Libero, segretaria dei Giovani Democratici, hanno invitato i giovani a considerare la diserzione in caso di coinvolgimento dell’Italia in scenari bellici. Rovai ha accolto l’intento, ma ha criticato l’uso del termine “diserzione”, che porta con sé una connotazione negativa, e ha proposto di parlare invece di “obiezione”, che ha un valore etico più forte.
Infine, Rovai ha ribadito la necessità di informare i giovani sui possibili scelte della propria vita, definendola un «dovere democratico». Ha anche espresso critiche verso il PD per aver presentato la propria proposta tre mesi dopo il PCI, definendola una “mossa politica molto spiacevole” e avvertendo sul rischio di incoerenza tra la retorica di pace e le decisioni di politica estera, come il sostegno al “Rearm Europe” e l’invio di armi all’Ucraina.



