Il mercato immobiliare della capitale toscana sta vivendo una fase critica: la maggior parte degli appartamenti supera di gran lunga la capacità di spesa di una famiglia a reddito medio. Un recente aggiornamento dell’indice di accessibilità degli affitti elaborato dall’Ufficio Studi di idealista, offre una fotografia nitida di una realtà in cui solo quattro case su dieci risultano effettivamente sostenibili per chi guadagna la media nazionale.
Il dato non è solo statistico, ma ha ripercussioni concrete sulla vita di chi, pur avendo lavoro o studio a Firenze, è costretto a cercare dimora in località più economiche, subendo quotidianamente lunghi spostamenti. Questo fenomeno è al centro di una testimonianza familiare che mette in luce le difficoltà di chi non può permettersi una casa in città.
Indice di accessibilità degli affitti a Firenze
L’analisi di idealista prende in considerazione il rapporto tra il prezzo medio degli affitti e il reddito medio nazionale, stabilendo una soglia di sostenibilità pari al 30% del guadagno annuo. In base a questi criteri, solo il 40% delle abitazioni disponibili in città rientra nella soglia, mentre il restante 60% supera di gran lunga il limite consigliato. Il risultato è duplice: da un lato, i proprietari possono aumentare i canoni, dall’altro i locatari più vulnerabili sono costretti a cercare soluzioni fuori dal centro urbano, spesso in comuni limitrofi con collegamenti non sempre affidabili.
L’esperienza quotidiana di una famiglia costretta a pendolare
Marilena, suo marito Renzo e il figlio Cosimo vivono a San Godenzo, ai piedi del Monte Falterona. Per motivi di lavoro e studio, tutti e tre devono recarsi a Firenze ogni giorno. La loro giornata inizia alle 5:20, quando la sveglia suona; alle 6 escono di casa, percorrono in auto la tratta fino a Dicomano e prendono il treno delle 6:26 verso la stazione di Campo di Marte. I ritardi ferroviari sono frequenti: “la nostra linea è alla frutta”, commenta Marilena, sottolineando l’incertezza che pervade l’intero tragitto.
Se il treno arriva in orario, la famiglia raggiunge la città entro le 7:30. Cosimo prende l’autobus per il liceo artistico Alberti-Dante, Marilena si sposta a piedi o in bicicletta verso l’Università di via della Pergola, mentre Renzo utilizza scooter o auto per recarsi al lavoro. Il ritorno è altrettanto impegnativo: i treni pomeridiani sono poche le opzioni, e il più frequente li porta a casa verso le 19. Questa routine limita drasticamente il tempo a disposizione per qualsiasi attività non strettamente legata a studio o lavoro.
Impatto sulla vita sociale e culturale
Le lunghe ore di viaggio hanno un effetto a catena sulla vita privata. Marilena ammette di aver rinunciato a cinema, teatro, mostre e persino a una visita alla mostra “Broken” al Palazzo Strozzi, perché l’energia residua dopo la giornata è insufficiente per un altro spostamento. Anche il figlio soffre: l’orario limitato rende difficile iscriverlo a sport o attività extra-scolastiche. Il desiderio di trasferirsi a Firenze per avvicinare la madre di Marilena, che vive da sola, resta infranto a causa dei prezzi proibitivi degli affitti e dei mutui, nonostante entrambi i genitori percepiscano stipendi medi.



