Il 4 novembre 2026 la capitale Toscana si prepara a celebrare il sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, uno degli eventi naturali più catastrofici della storia recente d’Italia. Quella notte di novembre 1966 le acque dell’Arno superarono i quattro metri, sommergendo il centro storico, distruggendo abitazioni, uffici e un patrimonio culturale inestimabile. Trenta-cinque persone persero la vita, mille famiglie rimasero senza tetto e più di un milione di volumi librari affogarono nel fango. A distanza di sei decenni, la città vuole ricordare non solo la tragedia, ma anche il coraggio di chi, allora, si mise al servizio del prossimo.
Le celebrazioni hanno un carattere fortemente partecipativo: una delegazione di sessanta volontari provenienti da Bologna, noti come Angeli del fango, prenderà parte a una serie di eventi istituzionali, fra cui un incontro con il presidente Mattarella a Palazzo Vecchio. Nello stesso pomeriggio, al Mercato Centrale, verranno inaugurate tre targhe commemorative dedicate a giornalisti che, con i loro reportage, portarono l’allerta nazionale sulla tragedia. Le iniziative, coordinate da associazioni culturali e dall’Associazione Stampa Toscana, mirano a mantenere viva l’memoria collettiva e a valorizzare i valori di solidarietà e cittadinanza attiva dimostrati nel 1966.
La delegazione bolognese e l’incontro con il presidente Mattarella
Il Comitato Angeli del Fango Bolognesi ha inviato una squadra ufficiale di sessanta volontari, giovani universitari e liceali, che hanno rivissuto l’esperienza di volontariato giovanile dell’epoca. Durante la mattina del 4 novembre, i partecipanti saranno accolti da Mattarella a Palazzo Vecchio, dove consegneranno la copia del libro “Solidarietà e Utopia”, un volume che raccoglie testimonianze, foto e riflessioni degli Angeli del fango. Il testo ricorda come, all’età di vent’anni, i giovani di Bologna si sono spostati a Firenze per salvare persone, libri e opere d’arte, operando in luoghi come la Biblioteca Nazionale, l’Orto Botanico e la Sinagoga.
Il libro “Solidarietà e Utopia”
La pubblicazione, curata da storici e volontari, narra in prima persona le azioni compiute durante l’alluvione: dalla rimozione di detriti alle salvascritture di migliaia di volumi, fino al soccorso di famiglie sfollate. Il volume è stato consegnato come simbolo di gratitudine e di continuità tra le generazioni, sottolineando come il ricordo di quegli sforzi possa ispirare future iniziative di aiuto reciproco.
Le cerimonie per i giornalisti: targhe a Mattei, Nocentini e Giannini
Il 2 novembre 2026 verranno svelate due nuove targhe commemorative. La prima, posta nella sede de La Nazione in viale Giovine Italia, onorerà Enrico Mattei, direttore del quotidiano al momento dell’alluvione, che con una lettera aperta al presidente della Repubblica contribuì a far comprendere la gravità della situazione. La seconda, installata in via dei Pucci, ricorderà Dante Nocentini, capo redazione Toscana dell’ANSA, il quale fu il primo a lanciare l’allarme nazionale tramite la telescrivente dell’agenzia.
Un terzo riconoscimento è previsto per Marcello Giannini, capo redazione Rai Toscana nel 1966, il cui microfono posizionato nella sede di piazza San Pier Maggiore documentò l’altezza eccezionale delle acque. L’Associazione Stampa Toscana e l’Ordine dei Giornalisti della Toscana hanno già programmato l’installazione della relativa targa, completando così il percorso di riconoscimento.
Il raduno al Mercato Centrale, previsto per le ore 12.00 del 4 novembre, riunirà gli Angeli del fango, gli “Angeli in divisa” – vigili del fuoco, volontari della protezione civile – e i giornalisti che, sessant’anni fa, raccontarono la tragedia al mondo. Sandro Bennucci, presidente dell’Associazione Stampa Toscana, ha sottolineato che l’evento vuole rendere omaggio a chi, con la penna e il microfono, contribuì a consolidare l’unità nazionale durante la crisi.
Ricordi di Pier Luigi Bersani, un “angelo del fango” tra i giovani
Tra i protagonisti di quegli anni, Pier Luigi Bersani ha raccontato di aver lasciato il piccolo paese di Bettola, nella provincia di Piacenza, per correre a Firenze a soli quindici anni. “Guardate che io vado a Firenze”, ricordava, mentre i genitori esitavano. Arrivato nella città devastata, il giovane fu assegnato a lavori di “sbadilatura” sui Lungarni, dove insieme ad altri volontari ripuliva libri e documenti sommersi. La vita nei rifugi prevedeva cene spartite, serate con chitarre che suonavano i Beatles e Bob Dylan, e un senso di fratellanza che ancora oggi definisce la sua esperienza di volontariato.
Nel racconto di Bersani emergono anche altri nomi illustri che, allora, si unirono alla lotta contro l’acqua: il regista Luchino Zeffirelli, l’astronoma Margherita Hack, i cantautori Antonello Venditti e Francesco De Gregori. Tutti loro hanno condiviso la fatica di salvare il patrimonio culturale e umano, contribuendo a trasformare una tragedia in una lezione di resilienza e di speranza per le generazioni future.



