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Toscana in sciopero: Firenze, Arezzo, Carrara e Pisa protestano

Migliaia di cittadini toscani hanno marciato contro il caro vita, chiedendo fine al riarmo e più protezione al welfare.

Toscana in sciopero: Firenze, Arezzo, Carrara e Pisa protestano

Il 30 ottobre 2026 la sciopero generale indetto dalla USB ha coinvolto l’intera Toscana, con manifestazioni simultanee a Firenze, Arezzo, Carrara, Pisa e Livorno. I manifestanti hanno centrato il loro discorso sul costo della vita crescente, sulla riduzione dei fondi per il welfare e sulla crescente spesa per il riarmo militare. L’evento ha attirato l’attenzione nazionale, unendo studenti, lavoratori, famiglie e sindacati di base in una giornata di protesta coordinata.

Firenze: il corteo più numeroso

Nel capoluogo toscano il percorso è partito da Piazza Bambine e Bambini di Beslan per giungere a Piazza Vittorio Veneto, attraversando viale Lavagnini e bloccando la tramvia. Gli organizzatori hanno stimato una partecipazione intorno ai 12 mila manifestanti, tra i quali spiccavano molte famiglie e bambini. I cartelli esprimevano richieste diverse: da “salari più alti” a “servizi sanitari meno onerosi“, fino al classico “Contro guerra e carovita blocchiamo tutto” sventolato da bandiere dell’Usb e di Potere al Popolo. Un momento di tensione si è verificato in via Cavour, dove circa 150 persone hanno ostacolato la polizia antisommossa prima di proseguire verso la prefettura.

Le altre città toscane: Arezzo, Carrara, Pisa e Livorno

Arezzo ha ospitato un corteo più contenuto ma significativo, con centinaia di manifestanti che hanno marciato da Campo di Marte a piazza San Iacopo, alzando bandiere rosse, quelle della Palestina e slogan contro il riarmo. A Carrara, circa mille giovani hanno percorso le vie cittadine e al termine hanno incontrato la sindaca Serena Arrighi, chiedendo un intervento di mediazione con la Provincia per le scuole superiori. Pisa ha visto l’occupazione del palazzo storico della Sapienza da parte di decine di studenti universitari, mentre più di 4.000 persone hanno sfilato nel centro per raggiungere la prefettura. A Livorno, il corteo ha attraversato il centro in totale tranquillità; al passaggio sotto il Comune sono stati intonati cori contro la premier Meloni e la presenza della deputata Francesca Albanese, che ha ribadito il legame tra i porti e il traffico di armi verso Israele.

Impatto sui servizi comunali: le variazioni a Medicina

Il blocco nazionale ha prodotto alcune variazioni operative nei servizi comunali di Medicina. Il servizio di refezione scolastica è rimasto garantito, mentre il pre-post-intervallo e il supporto educativo per alunni con disabilità hanno potuto subire interruzioni. Il trasporto scolastico è stato assicurato negli orari di lezione, ma il servizio di nido è stato segnalato come eventualmente sospeso. Tali modifiche sono state comunicate dalle autorità locali per gestire al meglio l’assenza del personale sindacalizzato.

In tutta la regione, le autorità hanno monitorato attentamente la situazione, facendo in modo che le manifestazioni rimanessero pacifiche nonostante la presenza di gruppi più agitati. Le forze dell’ordine hanno garantito la sicurezza dei cittadini, controllando gli accessi alle stazioni ferroviarie di Firenze e assicurando il flusso dei passeggeri.

La giornata si è conclusa intorno alle ore 15.00 senza incidenti gravi, ma ha lasciato un segnale forte: la popolazione toscana, unita con i collettivi di base, intende spingere il governo verso un cambio di passo sulla finanza, chiedendo più risorse per welfare, scuola e sanità e la fine della spesa per il riarmo. Le prossime iniziative sono già programmate, con un nuovo sciopero generale previsto per il 20 e il 4 novembre, evidenziando la continuità della mobilitazione.

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