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Grazie ai medici di Careggi: la storia di Stefano Belsito

La famiglia di Stefano Belsito racconta la lotta per salvarlo e ringrazia l’intero staff di Careggi.

Grazie ai medici di Careggi: la storia di Stefano Belsito

Il 11 luglio 2026, alle ore di mezzogiorno, il diciannoveenne Stefano Belsito, originario di Prato, è stato vittima di un grave incidente in moto nei pressi della località Traversa nel comune di Firenzuola, lungo il Passo della Futa. Una curva scivolosa e l’alto numero di veicoli in transito hanno trasformato una gita estiva in una tragedia, lasciando il giovane con un trauma cranico commotivo e lesioni multiple agli arti inferiori. Le prime ore sono state caratterizzate da una tensione estrema: la famiglia, avvisata da un amico, ha dovuto correre verso Firenze senza sapere se il figlio fosse ancora vivo.

L’arrivo al pronto soccorso di Careggi e la presa in carico

Il soccorso è stato effettuato con l’elisoccorso Pegaso, che ha trasportato Stefano in codice rosso all’AOU Careggi di Firenze. All’ingresso, il giovane è stato immediatamente indirizzato al DEAS e alla Terapia Intensiva dove i medici hanno confermato la gravità delle lesioni: fratture scomposte del femore, della tibia e del perone, con coinvolgimento dei vasi femorali, un quadro che minacciava sia la gamba sia la vita stessa. L’equipe sanitaria, composta da medici, infermieri e tecnici, ha dimostrato una competenza tecnica unita a una profonda umanità rassicurando i familiari in un momento di assoluta angoscia.

Il primo intervento chirurgico

Alle undici e trenta del medesimo giorno, i chirurghi ortopedici e vascolari hanno iniziato il primo intervento. Dopo aver ottenuto il consenso della madre, Helga Ferro, il team ha operato con l’obiettivo di fermare l’emorragia e di preservare la gamba, evitando l’amputazione. Quando i medici sono uscite dalla sala operatoria, una sola domanda è sfuggita a Helga: “Ha ancora la gamba?“. Il loro risposta affermativa ha rappresentato un momento di sollievo indescrivibile per la famiglia.

Il secondo intervento e la fase di ricostruzione

Il 22 luglio, a meno di due settimane dall’incidente, Stefano è tornato in sala operatoria per un delicatissimo intervento di ricostruzione delle fratture dei piatti tibiali. Il dottor Fabio Luise ha mostrato alla famiglia la TAC preoperatoria, spiegando con chiarezza la complessità dell’intervento. La procedura è stata descritta come un “capolavoro di competenza e tempestività“, e ha consentito di stabilizzare ulteriormente l’arto, favorendo una più rapida guarigione.

Il percorso di riabilitazione

Dopo le operazioni, Stefano è stato seguito costantemente dal reparto di Ortopedia Generale e dalla Traumatologia dove fisioterapisti e infermieri hanno monitorato parametri vitali, trasfusioni e terapia ossigenatoria. Ogni giorno, i medici hanno tenuto informati Helga e il resto della famiglia, fornendo dettagli tecnici e allo stesso tempo una presenza empatica che ha permesso ai parenti di rimanere al capezzale per quasi un mese.

La lettera di gratitudine della famiglia Ferro

Due mesi dopo il drammatico sabato del 11 luglio, Helga Ferro ha messo per iscritto il suo ringraziamento, indirizzato a tutti i professionisti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi, dal personale del DEAS alle direttrici Dott.ssa Daniela Matarrese e Dott.ssa Silvia Guarducci fino ai dirigenti dell’ASL Toscana Centro, Ing. Valerio Mari e Dott. Lorenzo Roti. Nella missiva, ha elencato medici come Antonio CiardulloStefano BiancoWalter Dorigo e E. Munaò nonché specialisti in fisioterapia e infermieristica, sottolineando la loro dedizione e la capacità di comunicare in modo chiaro durante le fasi più critiche.

Helga ha precisato di non cercare visibilità, ma di voler trasmettere il suo “infinita riconoscenza” a chi ha contribuito a salvare la vita e la gamba di Stefano. Grazie al lavoro congiunto, il giovane ora compie i primi piccoli movimenti in acqua e riesce a muovere le dita, segni concreti di un percorso di recupero che, seppur lento, è ormai avviato.

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