Il 1 novembre 2026, nel piccolo centro di Borgo San Lorenzo, nel cuore del Mugello, il sacerdote don Luciano Marchetti ha proposto una riflessione sul Vangelo della domenica, dedicata a tutti i Santi. Durante la celebrazione, ha sottolineato come la modernità occidentale si stia allontanando da una dimensione che supera il semplice presente, richiamando le parole di Gesù: Grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Il pianto della sua voce ha evidenziato una constatazione amara: lo smarrimento della dimensione del trascendente è una perdita enorme per l’Occidente. L’autore del discorso ha messo a confronto la tradizione spirituale universale con la tendenza contemporanea a concentrare ogni valore nell’immanente, relegando ogni forma di ultraterreno a mera ipotesi.
Il messaggio di don Luciano Marchetti a Borgo San Lorenzo
Nel suo intervento, il prete ha ricordato che le beatitudini di Matteo 5,1-12a non sono semplici consigli morali, ma anticipazioni di una realtà futura. Ha spiegato che l’amore cristiano è un “investimento a debito”, un impegno che supera la mera utilità terrena perché si radica in una promessa di eternità. Chi crede ha la vita eterna è diventata per lui la chiave di volta di una vita che guarda oltre il risultato immediato.
Il ruolo dell’ultraterreno nella morale cristiana
Don Luciano ha evidenziato che, senza la prospettiva di un futuro ultraterreno, le motivazioni per amare, perdonare o prendersi cura del prossimo si impoveriscono. La secolarizzazione della società è descritta come una chiusura dell’orizzonte, dove il criterio di giudizio della vita diventa esclusivamente il successo materiale. In tale contesto, l’attualità delle Beatitudini appare come un “debito spirituale” che il mondo non è più disposto a pagare.
Conseguenze della perdita del trascendente per l’Occidente
Secondo il sacerdote, l’allontanamento dal trascendente non è solo una questione teologica, ma influisce sulla coesione sociale e sulla capacità dell’individuo di dare senso alla propria esistenza. Il riferimento a testi sacri – Apocalisse 7,2-4.9-14, Salmo 23 e 1 Giovanni 3,1-3 – serve a ricordare che la spiritualità è una costante universale, presente in ogni cultura, ma che nell’Occidente contemporaneo è stata marginalizzata a favore dell’immediato.
Don Luciano ha invitato i fedeli a non considerare le Beatitudini solo come promesse future, ma come realtà già vissute da chi conosce Dio: “Chi conosce Dio già vive una beatitudine”. Il suo appello è un monito a riscoprire il valore del oltre, a reintegrare nella vita quotidiana la speranza di una ricompensa celeste, contrapposta alla faglia di un’esistenza puramente terrena.



