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Primo sopralluogo all’ex miniera di Santa Barbara nel Valdarno

Il nuovo Osservatorio ambientale ha ispezionato il sito di Santa Barbara il 16 ottobre per valutare i cantieri, i monitoraggi e l’applicazione delle prescrizioni di VIA.

Primo sopralluogo all’ex miniera di Santa Barbara nel Valdarno

Venerdì 16 ottobre il neo costituito Osservatorio Ambientale per il recupero della miniera di Santa Barbara ha effettuato il suo primo sopralluogo nell’area ex mineraria di proprietà ENEL estesa per circa 1600 ettari tra i comuni di Figline e Incisa (Figline Incisa, FI) e Cavriglia (AR). L’ispezione aveva l’obiettivo di verificare direttamente le opere in corso e la situazione ambientale, raccogliendo informazioni che supporteranno l’attività di controllo e di comunicazione verso la comunità.

La visita ha riguardato aree interessate da trasformazioni morfologiche dovute alle attività estrattive svolte fino ai primi anni ’90 e oggi coinvolte in interventi di ripristino e infrastrutturazione. Le osservazioni raccolte costituiranno elementi utili per valutare il rispetto delle condizioni stabilite nella procedura di VIA e per monitorare l’attuazione dei piani di controllo ambientale previsti.

Lavori in corso nel territorio di Cavriglia e destinazioni delle terre

Nel perimetro oggetto del sopralluogo, i cantieri attivi si concentrano principalmente sul territorio di Cavriglia. Tra gli interventi verificati figurano: la movimentazione delle terre per la stabilizzazione di fenomeni franosi e per preparare le aree agli interventi infrastrutturali e alle piantumazioni; la realizzazione del reticolo idraulico con immissari ed emissari destinati al bacino del lago di Castelnuovo e la costruzione di una collina schermo posta tra il lago di Castelnuovo e la centrale termoelettrica alimentata con terre provenienti dagli scavi della TBM del nodo dell’Alta Velocità di Firenze (Nodo AV di Firenze).

Finalità tecniche e attenzione ai materiali

Le operazioni di cantiere sono state osservate con particolare attenzione alla corretta gestione dei materiali di scavo e alla caratterizzazione chimico-fisica dei terreni. In questo contesto il termine valori di fondo è stato richiamato come riferimento per le analisi di qualità dei suoli, mentre le prove di trattamento a calce e le sperimentazioni per il riutilizzo delle terre sono state descritte come pratiche volte a ridurre l’impatto e favorire la riqualificazione ambientale.

Ruolo dell’ARPAT, dell’Osservatorio e dichiarazioni ufficiali

L’ARPAT ha un ruolo tecnico consolidato nel processo: ha partecipato alle valutazioni e ai tavoli tecnici durante la procedura di VIA conclusasi nel 2009 con prescrizioni specifiche, e ha contribuito alla definizione delle modalità di campionamento e analisi per la caratterizzazione delle terre da movimentare. Dal momento della costituzione dell’Osservatorio nel 2018 l’Agenzia ha fornito supporto tecnico per valutare la conformità delle attività alle prescrizioni previste dal provvedimento ambientale.

Le informazioni raccolte durante il sopralluogo saranno impiegate per verificare l’ottemperanza alle condizioni di VIA, per valutare la correttezza dei piani di monitoraggio ambientale e per agevolare la divulgazione delle informazioni alla popolazione locale. In particolare, il monitoraggio riguarda la qualità dei suoli, l’efficacia degli interventi di stabilizzazione e l’andamento delle opere idrauliche connesse al bacino di Castelnuovo.

Dichiarazione del presidente dell’Osservatorio

Fabio Castelli nominato presidente dell’Osservatorio dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica a giugno 2026 ha definito il progetto come «un intervento di straordinario rilievo ambientale, tra i più importanti in Italia nel campo della riqualificazione delle aree minerarie». Castelli ha sottolineato che questo primo sopralluogo rappresenta un momento concreto per conoscere e approfondire le attività in corso e per accompagnare il recupero del territorio con attenzione e consapevolezza.

Nel corso della visita sono state richiamate anche collaborazioni scientifiche, tra cui sperimentazioni con il CNR e il ricorso alle terre provenienti dagli scavi della TBM del nodo dell’Alta Velocità di Firenze oltre ai test sul trattamento a calce e alle opere di messa in sicurezza dei fronti interessati da fenomeni franosi. Tali elementi sono stati valutati come componenti essenziali di un progetto che mira non solo al ripristino ma alla costruzione di nuove condizioni di equilibrio ambientale e di valorizzazione del territorio.

Le attività dell’Osservatorio proseguiranno con l’analisi dei dati raccolti in campo e con azioni di verifica periodica, avendo come riferimento le prescrizioni della VIA e i piani di monitoraggio cui l’intervento è soggetto.

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